Ho provato a costruire una città 3D in Blender partendo da un'idea semplice: usare le copertine dei miei libri, costruiti con la mia app apposita, come facciate degli edifici.
Il risultato è un piccolo esperimento di generative art:
• una città procedurale di ~200 grattacieli, con il centro più alto e la periferia bassa, come uno skyline vero;
• ogni edificio proporzionato su misura della copertina: una copertina in larghezza, un numero intero in altezza, senza tagli;
• strade complete di asfalto, cordoli, mezzeria tratteggiata e attraversamenti pedonali;
• giardini alberati tra gli isolati;
• il tutto su un'isola, circondata da un canale pieno di acqua animata (Ocean modifier);
• una camera che ci vola dentro come un elicottero: entra da fuori, scende in strada, percorre le vie a serpentina tra le torri e risale sullo skyline al tramonto.
La parte più interessante non è il render, ma il metodo: l'ho costruita conversando con un agente AI che pilotava Blender in tempo reale via script.
Il collegamento è un server MCP. Blender espone le sue funzioni tramite Model Context Protocol, e Claude Code ci si connette come client: da terminale scrive codice Python, lo esegue dentro Blender, lancia il render, guarda il risultato e corregge. Nessun copia-incolla tra finestre, nessuna esportazione: l'agente ha le mani sulla scena.
Ogni passaggio — “fai i muri larghi quanto le copertine”, “aggiungi le strade", "mettici l'oceano”, “la città doveva essere un'isola” — è diventato codice, render, correzione. Un dialogo, non un tutorial.
Le copertine? Sono quelle dei miei libri su AI, reti neurali, RAG, matematica e inglese. Vederle diventare un quartiere che si può sorvolare fa un certo effetto.
