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Un quasi-MCP artigianale

È nato da un piccolo esperimento di automazione locale: usare Codex Desktop non solo per scrivere codice, ma per entrare in un ciclo operativo con Blender, fino a ottenere un risultato visivo valutabile e migliorabile.
L’idea di partenza era semplice: Codex può preparare uno script per Blender, ma il problema è che, senza feedback, lavora quasi alla cieca. Scrive codice, ma non vede davvero cosa succede nella scena.
Allora ho costruito una piccola pipeline automatica.
Il ciclo funziona così:
Codex modifica lo script 
↓ 
PowerShell intercetta il salvataggio
↓ 
Blender si avvia in background 
↓ 
Blender esegue lo script 
↓ 
viene salvata la scena modificata 
↓ 
viene generato un render PNG 
↓ 
Codex usa immagine e log come feedback 
↓ 
Codex corregge di nuovo lo script 

In pratica ho creato una sorta di ciclo chiuso creativo.
Non è un MCP standard, perché non c’è un server MCP vero e proprio con tool esposti formalmente. 
Però il comportamento è molto simile: Codex agisce su un ambiente esterno, quell’ambiente restituisce un risultato, e Codex può usare quel risultato per decidere la modifica successiva.
La struttura del progetto è volutamente semplice e il watcher watch_blender_feedback.ps1 resta in ascolto e, ogni volta che Codex salva una nuova versione di modifica_scena.py, rilancia Blender automaticamente.
Quindi Codex non si limita a generare codice. Entra in un processo:
1. propone una modifica;
2. Blender la esegue;
3. il sistema produce un’immagine;
4. Codex valuta il risultato;
5. il codice viene corretto.

L’immagine dei cubi sospesi nasce proprio da questo metodo. 
Non è solo un render: è il prodotto di una conversazione tra codice, automazione e feedback visivo.
La cosa davvero interessante è che questo approccio rende Codex molto più utile nei lavori 3D. 
Invece di chiedergli una soluzione definitiva al primo colpo, gli si costruisce intorno un ambiente in cui può sbagliare, osservare e migliorare.
È una differenza enorme.
Con il prompt classico ottieni una risposta.
Con questa pipeline ottieni un processo.
E nel 3D, dove un piccolo errore di camera, luce, scala o rotazione può rovinare tutto, avere un feedback automatico è fondamentale.
Il risultato finale è una scena astratta: cubi color pastello, una piattaforma scura, linee luminose, cielo aperto. Ma per me la parte più interessante è nascosta dietro l’immagine: un sistema locale in cui Codex scrive codice e Blender risponde con un’immagine.
Una specie di laboratorio automatico, costruito con strumenti semplici:
- Codex Desktop come agente che modifica lo script;
- PowerShell come supervisore;
- Blender come motore 3D;
- un PNG come feedback visivo;
- i log come feedback tecnico.
Non è magia, si chiama automazione intelligente.
Ed è probabilmente uno dei modi più promettenti per usare l’IA nella modellazione 3D: non come generatore istantaneo, ma come collaboratore iterativo dentro una pipeline reale.

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