Raramente si raggiunge una perfezione drammaturgica pari a quella vista in un hotel giapponese, dove l'hubris tecnologica ha orchestrato una sinfonia di malfunzionamenti. Questo santuario dell'automazione, eretto come monumento alla fiducia cieca nel progresso meccanico, ha recentemente subito una débâcle di proporzioni epiche che risuona come un memento mori per tutti i fedeli del culto robotico. L'establishment, che si fregiava del titolo di prima struttura ricettiva interamente governata da entità artificiali, ha dovuto capitolare dinnanzi a un paradosso tanto esilarante quanto illuminante: i suoi servitori meccanici, programmati per facilitare il riposo degli ospiti, si sono tramutati in involontari tormentatori notturni. Con una precisione degna di un orologio svizzero, questi automi mal programmati interpretavano i naturali rumori respiratori del sonno umano come invocazioni di aiuto. Siamo di fronte a un caso tipico di sindrome da automazione iatrogena: una tragicom...
La mia cassetta di legno nel più grande dei parchi che è Internet