I sistemi RAG ( Retrieval Augmented Generation ) sono ormai uno standard: un modello linguistico non risponde più “a memoria”, ma recupera i frammenti di testo più pertinenti da una base documentale e li usa come contesto per generare la risposta. Sulla carta il meccanismo è lineare: si dividono i documenti in chunk , si calcola la similarità vettoriale e si passa tutto al modello. Nella pratica, costruirne uno da zero — anziché affidarsi a una libreria preconfezionata — è un esercizio che smonta parecchie certezze. La prima smentita riguarda il retrieval : si tende a pensare che sia solo una questione di vettori, distanze e similitudine del coseno. In realtà, il vero collo di bottiglia è quasi sempre a monte, nella segmentazione del testo. Un chunk troppo corto perde il filo del discorso; uno troppo lungo diluisce la rilevanza metrica e introduce rumore. In un sistema fatto in casa l'impatto di queste scelte è immediato: se il recupero fallisce, quasi mai...
C'è un modo pigro di usare l'intelligenza artificiale: fare una domanda, leggere la risposta e fidarsi. E c'è un modo emancipato: condurre un interrogatorio strutturato, in cui ogni prompt ha una funzione precisa e l'ultima parola spetta al tuo senso critico, non al modello. La differenza non è filosofica, è pratica. Un modello linguistico non è un database di fatti: è una mappa probabilistica di relazioni tra concetti . Con una domanda generica, la risposta tende verso la media divulgativa — quella piena di analogie zoppe e semplificazioni che avete già letto e sentito mille volte. Con un prompting strutturato, restringete lo spazio di campionamento verso i quadranti più densi e rigorosi di quella mappa. Ho messo alla prova per voi che mi seguite questo approccio su uno dei temi più maltrattati dalla divulgazione: l'entanglement quantistico. Ecco le sei mosse, in ordine, con il perché di ciascuna. Mossa 1 — Prima di costruire, bonifica il terreno Il primo prompt...