Ho appena finito un lungo "carteggio" pomeridiano con un modello agentico per mettere a punto un gioco di dama italiana con interfaccia grafica e avversario controllato dall’IA. All’apparenza sembrava tutto semplice: una scacchiera, pedine bianche e nere, mosse obbligatorie, un algoritmo minimax per far ragionare il computer. Poi, giocandoci davvero, sono emersi i primi problemi. Il primo sintomo era chiaro: alcune mosse dell’IA sembravano palesemente sbagliate. Non era una questione di “IA debole”, ma di regole. Il motore permetteva comportamenti non coerenti con la dama italiana, come prese non valide o priorità sbagliate nelle catture multiple. Ho chiesto esplicitamente nel prompt dell'app Windows di verificare di nuovo le regole implementate a primo acchito: presa obbligatoria, maggior numero di pezzi catturati, priorità al pezzo più forte, valore dei pezzi catturati e ordine in cui vengono incontrati. Una volta corretto il motore, però, è arrivato un secondo proble...
C'è un momento preciso in cui ho capito che qualcosa era davvero cambiato nel modo di usare l'IA. Non è stato leggendo un articolo né guardando un video tutorial. È successo quando ho scritto una semplice frase in chat e, pochi minuti dopo, mi sono ritrovato sul desktop un documento completo con le notizie più rilevanti del settore, una notifica sul telefono e, soprattutto, tutto il lavoro già fatto senza alcun intervento manuale. Non parlo di automazione in senso stretto, fatta di flussi rigidi, trigger e connettori da configurare uno a uno. Parlo di qualcosa di diverso: un sistema multi-agente IA a cui descrivi un obiettivo in linguaggio naturale e che decide autonomamente come raggiungerlo. Naviga sul web, scrive il codice necessario, lo esegue, produce un output e ti avvisa quando il lavoro è terminato. La parte più interessante, però, è il modo in cui ho strutturato la ricerca delle informazioni. Invece di affidarmi a un singolo agente che fa tutto, ho implemen...