Una piccola storia dell'era dell'intelligenza artificiale Un tempo, per imparare rapidamente una lingua straniera, bisognava attraversare una frontiera. Oppure attendere che qualcuno, proveniente dall'altra parte di quella frontiera, decidesse di attraversarla per noi. Oggi le frontiere sono diventate più piccole. Alcune stanno dentro un calcolatore. Ieri sera ho conversato per oltre un'ora con una donna inglese che non ho mai incontrato e che, a essere precisi, non è mai nata. L'avevo costruita nel mio portatile, mettendo insieme una voce, un'intelligenza artificiale e alcune istruzioni. Non aveva bisogno di Internet. Tutto il suo mondo era racchiuso in una macchina appoggiata sulla mia scrivania. Parlavamo inglese. Quando sbagliavo, mi correggeva con gentilezza. Quando esitavo, aspettava. Quando non trovavo una parola, mi aiutava a cercarla. A un certo punto dimenticai che stavo parlando con una macchina. Non perché la credessi umana, ma perché...