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La donna che non c'era

Una piccola storia dell'era dell'intelligenza artificiale Un tempo, per imparare rapidamente una lingua straniera, bisognava attraversare una frontiera. Oppure attendere che qualcuno, proveniente dall'altra parte di quella frontiera, decidesse di attraversarla per noi. Oggi le frontiere sono diventate più piccole. Alcune stanno dentro un calcolatore. Ieri sera ho conversato per oltre un'ora con una donna inglese che non ho mai incontrato e che, a essere precisi, non è mai nata. L'avevo costruita nel mio portatile, mettendo insieme una voce, un'intelligenza artificiale e alcune istruzioni.  Non aveva bisogno di Internet. Tutto il suo mondo era racchiuso in una macchina appoggiata sulla mia scrivania. Parlavamo inglese. Quando sbagliavo, mi correggeva con gentilezza.  Quando esitavo, aspettava.  Quando non trovavo una parola, mi aiutava a cercarla. A un certo punto dimenticai che stavo parlando con una macchina. Non perché la credessi umana, ma perché...

Un cervello AI per un futuro robot

L'intelligenza artificiale può diventare il cervello di un robot capace di comprendere il linguaggio naturale e interagire con il mondo fisico?  È questa la domanda da cui è nato un progetto sperimentale:  un cervello vocale AI funzionante e completamente offline.  Il percorso è iniziato oggi sul mio laptop, utilizzato come ambiente di sviluppo e sperimentazione, con l'intenzione di trasferire successivamente il sistema, opportunamente adattato, su una scheda elettronica compatta.  Una prima fase è stata completata con successo.  La realizzazione del robot rappresenta invece la prospettiva successiva. Il primo risultato concreto è la realizzazione di un sistema capace di sostenere una semplice interazione vocale attraverso un modello di intelligenza artificiale eseguito localmente. Il sistema è stato sviluppato, configurato e collaudato, integrando riconoscimento vocale, elaborazione del linguaggio e sintesi della voce.  Il funzionamento è stato...

Router di isteresi tra recupero e rifugio

Con la versione V7.8.2 di IdeaLab, il modulo multi-agente della mia ultima app, ho provato a cambiare domanda. Non più «quale idea è la migliore?», ma: che cosa succede se gli agenti devono cercare le contraddizioni tra le rispettive ipotesi e ricavarne un meccanismo che nessuno di loro aveva proposto? Come funziona oggi IdeaLab?  L'orchestrazione usa modelli di ecosistemi diversi (Claude, Gemini e Codex), ciascuno con un ruolo: esplorazione, ideazione, progettazione, verifica.  Rispetto alle versioni precedenti ho aggiunto tre elementi. Il primo sono i controlli causali, che servono a capire se un'ipotesi spiega davvero il fenomeno o si limita a descriverlo. Il secondo sono le verifiche incrociate tra agenti. Il terzo è un gruppo di controllo: le stesse domande vengono elaborate in modo indipendente, senza collaborazione, così da poter confrontare i risultati. Il sistema conserva anche le ipotesi scartate, i passaggi intermedi e le critiche. Le idee minoritarie re...

Alla ricerca del Sacro Graal

Può la collaborazione tra modelli di Intelligenza Artificiale generare soluzioni realmente nuove, anziché limitarsi a combinare idee già conosciute? È questa la domanda che guida i miei ultimi esperimenti. Ho scelto un problema concreto: ridurre gli sprechi d'acqua in un condominio di 20 appartamenti, con un budget massimo di 500 euro, un periodo sperimentale di 60 giorni e rigorosi vincoli di privacy e non invasività. L'esperimento ha coinvolto modelli di ecosistemi differenti, tra cui Claude, Gemini e Codex, impegnati in attività di esplorazione, generazione, progettazione e verifica critica. Dalla collaborazione alla ricerca divergente IdeaLab, la strumento della mia ultima app per Windows, ha inizialmente sviluppato quattro strategie: diagnosi dei consumi notturni, dispositivi per limitare la portata, feedback collettivo e un metodo sperimentale per distinguere i miglioramenti reali dalle normali oscillazioni. La successiva combinazione delle proposte, tutte mol...

Ho visto il futuro

Non è arrivato con fragore.  Niente luci al neon, niente promesse roboanti. Si è presentato in silenzio, sullo schermo del mio laptop. Stavo testando un Proof of Concept: un ambiente di incubazione collaborativa delle idee in cui quattro modelli linguistici non si limitano a rispondere, ma esplorano, si criticano, ricombinano le proposte e le verificano, in un processo strutturato.  Non quattro modelli dello stesso provider: sistemi di provider diversi, insieme a LLM locali specializzati. La domanda di partenza era semplice: l'interazione tra intelligenze diverse può produrre qualcosa di qualitativamente nuovo rispetto ai singoli contributi? Ecco cosa è successo. I modelli hanno elaborato tre strategie differenti, basate su confronto critico e analisi strutturale delle idee.   Valutate in modo strutturato, hanno ottenuto 75, 78 e 73 su 100. Poi il sistema ne ha generato una quarta in autonomia , combinando elementi di due strategie precedenti e introducendo un...

Un incubatore per la didattica innovativa

Un caso di studio sull'orchestrazione multi-percorso nella progettazione dell'insegnamento della trasformata di Laplace Il presente contributo esplora il potenziale dell'intelligenza artificiale generativa come strumento avanzato di supporto alla progettazione didattica, proponendo un approccio che supera il paradigma della semplice generazione automatizzata di contenuti per favorire l'esplorazione, il confronto critico e la ricombinazione di strategie pedagogiche alternative. La sperimentazione si ispira al paradigma Tree of Thoughts (ToT) (Yao et al., 2023), applicandone i principi di esplorazione ramificata e valutazione comparativa a un processo di orchestrazione di differenti percorsi di ragionamento. Il caso di studio riguarda la progettazione di un modulo introduttivo sulla trasformata di Laplace per Sistemi Automatici di una classe quarta della scuola secondaria di secondo grado.  A partire da un insieme circoscritto di prerequisiti disciplinari, il...

Rubber Duck Debugging

Qual è il vero futuro dell'intelligenza artificiale? Credo sia scoprire ciò che ancora non sappiamo di poter immaginare. È una riflessione maturata in questi mesi di lavoro sul campo, dedicati a sperimentare con modelli linguistici locali, tecniche di fine-tuning, sistemi RAG e agenti artificiali collaborativi. Ho costruito, modificato, sbagliato e ricominciato. E più procedevo, più una convinzione si faceva strada nella mia mente: il vero traguardo non è ottenere risposte più veloci, ma riuscire a formulare domande e individuare soluzioni che prima non saremmo stati in grado neppure di concepire. È questa la direzione verso cui sto orientando i miei sforzi con la mia ultima app e il suo nuovo strumento IdeaLab, che considero un vero e proprio AI brainstorming. Mi interessa un'IA che non si limiti a riprodurre il già noto, ma che aiuti a stabilire collegamenti inattesi tra discipline, a mettere alla prova intuizioni, a confrontare ipotesi alternative e a far emerger...