"La storia delle reti neurali" è un saggio divulgativo che ripercorre l'evoluzione dell'Intelligenza Artificiale, dai pionieristici modelli degli anni '40 fino all'era del Deep Learning. Un racconto fatto di entusiasmi, fallimenti e geniali intuizioni che spiegano come le macchine abbiano imparato a pensare. Indice dei capitoli Capitolo 1 — Le origini e il sogno del "cervello elettronico" Capitolo 2 — L'inverno dell'Intelligenza Artificiale Capitolo 3 — Il rinascimento e la magia della retropropagazione Capitolo 4 — L'ascesa delle macchine visive: le reti convoluzionali Capitolo 5 — L'esplosione del Deep Learning: Big Data e GPU Capitolo 6 — L'era dell'attenzione: la rivoluzione dei Transformer Capitolo 7 — L'alba dell'IA generativa e i grandi modelli linguistici Capitolo 8 — La scatola nera: etica, pregiudizi e il problema dell'allineamento Capitolo 9 — Oltre il Deep Learning: la strada verso l'Inte...
Cosa realmente accadde quel lontano 15 agosto 1977, nel CED del radiotelescopio Big Ear dell'Università Statale dell'Ohio, che spinse l'astronomo Dr. Jerry R. Ehman ad esclamare a voce alta e scrivere concitatamente sulla carta termica la parola Wow?
Secondo le varie ricostruzioni dell'epoca, fu registrato un segnale radio estremamente forte e misterioso proveniente dallo spazio, in direzione della costellazione del Sagittario e vicino al gruppo stellare Chi Sagittarii.
Perché destò così tanta sorpresa?
Intanto, era insolitamente forte e durò ben 72 secondi, inoltre aveva una frequenza vicina a quella naturale dell'idrogeno, considerata la scelta più probabile per una trasmissione da parte di un’eventuale civiltà extraterrestre.
Ho chiesto all'IA di riprodurre l'inviluppo e lo spettrogramma del segnale Wow per poi verificarlo.
L'andamento della sua ampiezza effettivamente corrisponde alla sequenza di intensità “6EQUJ5” appuntata accanto alla famosa parola.
Il segnale dura circa 72 secondi e l'unica discrepanza, forse dovuta a un rescaling per migliorarne la visualizzazione, è la frequenza della sua portante sinusoidale pari a 100 Hz, mentre in quella reale era di 1.420 MHz.
I molteplici tentativi di captare nuovamente il segnale fallirono tutti e la sua origine pare sia stata svelata solo negli ultimi anni dal team di Arecibo, che ha rilevato l'esistenza di segnali simili a quello Wow, ma di intensità significativamente inferiore, e dimostrato come una nube di idrogeno possa amplificarli.
L'immagine generata è il risultato di una simulazione, come si evince dalla grafica caratteristica della libreria Matplotlib.
Test superato alla grande dal modello 4.0 ChatGPT di OpenAI!
