"La storia delle reti neurali" è un saggio divulgativo che ripercorre l'evoluzione dell'Intelligenza Artificiale, dai pionieristici modelli degli anni '40 fino all'era del Deep Learning. Un racconto fatto di entusiasmi, fallimenti e geniali intuizioni che spiegano come le macchine abbiano imparato a pensare. Indice dei capitoli Capitolo 1 — Le origini e il sogno del "cervello elettronico" Capitolo 2 — L'inverno dell'Intelligenza Artificiale Capitolo 3 — Il rinascimento e la magia della retropropagazione Capitolo 4 — L'ascesa delle macchine visive: le reti convoluzionali Capitolo 5 — L'esplosione del Deep Learning: Big Data e GPU Capitolo 6 — L'era dell'attenzione: la rivoluzione dei Transformer Capitolo 7 — L'alba dell'IA generativa e i grandi modelli linguistici Capitolo 8 — La scatola nera: etica, pregiudizi e il problema dell'allineamento Capitolo 9 — Oltre il Deep Learning: la strada verso l'Inte...
Che tipo di sentimenti suscita questo short, in cui un “oggetto vivente” dal cuore pulsante lotta per mantenersi a galla nel mare tempestoso?
Se genera un po' di empatia, in un mix di malinconia e compassione, siamo portati alla personificazione.
In parole povere, attribuiamo caratteristiche umane a entità astratte.
Secondo quanto riportato dall'IA generativa che ha setacciato il web e ne ha fatto il sunto, ciò accade per i seguenti motivi:
- Siamo portati sia alla comprensione che all'interpretazione.
- Siamo particolarmente empatici e inclini a creare connessioni emotive.
- Proviamo un forte desiderio di ridurre l'incertezza e l'ansia che ne deriva.
Vi sintetizzo anche le sue conclusioni.
Se l'oggetto ci intenerisce, potremmo essere inclini a un'eccessiva proiezione emotiva, arrivando a interpretare erroneamente la realtà. Questo può manifestarsi, ad esempio, con l'attaccamento eccessivo agli oggetti o con la convinzione che eventi casuali siano il frutto del destino o abbiano origine sovrannaturale.
La tendenza a personificare è un meccanismo naturale della mente, ma può portare a distorsioni cognitive.
A pensarci bene, provo anche un certo senso di ammirazione per quel semplice globo gelatinoso che si lascia cullare, sdegnoso del pericolo, da onde spaventose.
