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Il worldbuilding


Un esempio concreto del potere dell'immaginazione è la sterminata produzione letteraria di Emilio Salgari. 
Leggendo i suoi romanzi ci sembra di essere in quei luoghi esotici al fianco dei suoi intrepidi personaggi. Tanto per citarne solo alcuni: Sandokan, Yanez de Gomera e il Corsaro Nero. Merito della sua innata abilità nel ricreare in modo realistico e dettagliato le ambientazioni. 
Abilità alimentata da un vasto repertorio di letture: resoconti di viaggi, articoli di giornale, trattati geografici ed etnografici. 
Non a caso, Salgari trascorreva ore e ore nelle biblioteche civiche delle città in cui viveva. 
Viaggiava con la mente e poi ricostruiva sulla pagina luoghi mai visitati. Oggi sarebbe considerato un esperto del worldbuilding. 
Nei romanzi del ciclo malese descriveva con dovizia di particolari i porti affollati di Sarawak e di Labuan, i villaggi su palafitte, le foreste abitate da pericolose fiere e tribù agguerrite, le armi tipiche, le imbarcazioni, le usanze e le credenze locali. 
Il risultato? Un'ambientazione credibile e avvincente in cui il lettore può facilmente immergersi e perdere ogni contatto con la realtà. 
Questa è la vera magia del worldbuilding ben fatto: teletrasportare il lettore in altri mondi. 

Nonostante venga considerato oggi uno dei più grandi scrittori di romanzi d'avventura, Salgari non solo guadagnò pochissimo, ma non fu nemmeno apprezzato dai circoli letterari dell'epoca. 
Ecco cosa scrisse.

 «A voi che vi siete arricchiti con la mia pelle, mantenendo me e la mia famiglia in una continua semi-miseria od anche di più, chiedo solo che per compenso dei guadagni che vi ho dati pensiate ai miei funerali. Vi saluto spezzando la penna.» (Emilio Salgari)

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